Ebbene sì. Ne soffro in maniera ciclica. Ogni tanto mi riprende la necessità stringente di rifare un giro nella Terra di Mezzo, e per qualche settimana sono vittima di un attacco feroce di Tolkienite. Il mondo di Arda si materializza attorno a me, mi ritrovo a cercar tracce dei Raminghi per la mia città, cucino pensando alle ricette che preparerebbe un Hobbit, e nelle proporzioni per un Hobbit, guardo gli alberi per vedere se hanno gli occhi come gli Ent, e sopratutto consumo ulteriormente la mia già logorissima copia del Signore Degli Anelli, o la copia in condizioni migliori de Lo Hobbit.
No, il Silmarillion l'ho letto anni fa e mi è bastato. Anche alla mia Tolkienite c'è un limite.
Quest'anno sono anche arrivato a comprarmi l'Unico, ed ora vado in giro con il Fardello al collo, felice come un piccolo Portatore. E pur sentendomi sempre più Hobbit, vuoi per proporzioni fisiche, vuoi per appetito, vuoi per condizione mentale, almeno mi ricordo di mettere le scarpe, prima di uscire...
Ma sopratutto in periodo di stress trovo che un giretto nella Terra di Mezzo mi faccia sempre bene. Per quanto angoscioso sia il viaggio di Frodo fino a Monte Fato, è un piacere poterci affondare dopo giornate passate ad affrontare clienti furiosi e maleducati, convinti che solo perchè sono una voce al telefono possono permettersi di trattarmi con sufficienza... Almeno ritrovare la gentilezza con cui Faramir e Frodo si parlano, nell'Ithilien, o la poesia di Sam sugli Olifanti, o le descrizioni di Tolkien di quel mondo meraviglioso, mi fa guardare con altri occhi la mia città e la gente che mi circonda. Come al solito, ci sono passaggi che mi metterei a declamare sul tram, tanto sono belli e la sola cosa che mi consola è che probabilmente troverei anche qualcuno che li apprezza, se ho potuto scoprire che persino il mio inappuntabile team leader, avvezzo a giacca e camicia, sul lavoro, sotto porta anch'egli il Fardello, e me lo ha mostrato con aria complice, quando ha visto il mio.
Quest'anno il caro Peter Jackson ha rimesso in piedi il carrozzone per filmare Lo Hobbit, ed io sono in trepidante attesa. Se sarà bello come la trilogia, passerò i sabati pomeriggio al cinema, a vedermelo a ripetizione, vestito rigorosamente da Hobbit. E non sarò il solo...
"Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli. "
sabato 19 marzo 2011
giovedì 17 marzo 2011
Consigli sparsi di scrittura creativa
Siccome sono uno scrittore dilettante, ovvero scrivo per mio solo diletto, mi diletto altresì ad andare a caccia di consigli di scrittura. Son sempre utili... la fonte di questi è in parte il web, in parte manuali di scrittura in mio possesso, in parte meandri del mio cervellino malato. Per cui non sono oro colato, sono solo quello che io cerco di usare quando scrivo.
1 - LEGGI TANTO! tutto quello che ti capita sotto mano. Leggere è il solo metodo sicuro per imparare a scriver bene, non ha importanza se quello che leggi ha scarsa qualità. Si impara altrettanto bene dai cattivi scrittori che da quelli bravi.
2 - SCRIVI TANTO! e non farti problemi, inizialmente lascia uscire tutto quello che ti viene in mente, tanto c'è sempre tempo per correggere... il che porta immediatamente al punto successivo.
3 - RILEGGI quello che hai scritto, magari a voce alta. E' il metodo ideale per accorgersi se fai frasi troppo lunghe o senza senso.
4 - LA GRAMMATICA E' TUA AMICA! imparare ad usarla è cosa giusta e buona!
4a - corollario I CONGIUNTIVI SONO TUOI AMICI impara a conoscerli e ad usarli
5 - ATTENZIONE AI CHE! troppe relative ammazzano i paragrafi...
6 - non.... esagerare... coi puntini.... di sospensione.... altrimenti.... si capisce.... che non sai.... dove andare... a parare......
7 - Metti, le virgole, al posto, giusto.
8 - PARLA COME MANGI! far lo spocchioso con la scrittura, scrivere troppo aulico o pretenzioso ti rende solo incomprensibile.
9 - PARLA DI QUELLO CHE CONOSCI! che ti metti a scrivere a fare di scienza nautica se non sai nemmeno nuotare?
10 - per far vivere le emozioni, non basta descriverle! "Ettore era tanto stanco" è poco. "Ettore aveva le ossa rotte, il dolore ai muscoli lo percorreva come una vibrazione elettrica, rendendo difficile ogni movimento" è abbastanza.
11 - Entra nel cuore dell'azione. Perdersi in infinite descrizioni è divertente, ma chi ti legge si addormenta dopo un pò.
12 - SII CONCISO! ci vogliono davvero trenta righe per dire che il personaggio ha fame, ha voglia di andar a casa e gli manca sua moglie? Frasi brevi e chiare, soggetto verbo complemento. Ed i tuoi lettori ti ringrazieranno.
13 - OCCHIO ALL'ORTOGRAFIA! è fastidiosissimo leggere errori grammaticali... ti scoraggia come lettore.
14 - Non andare a capo troppo spesso.
15 - Vai a capo, ogni tanto!
16 - Non usare frasi fatte! sono la dimostrazione che non sai dir la stessa cosa con parole tue.
17 - Se i personaggi si mettono a far di testa loro.. lasciali fare. Non si sa mai che abbiano l'idea giusta.
18 - RILEGGI! l'ho già detto di rileggere?
e poi ce ne sarebbero infiniti altri... ma alla fine il solo modo per imparare a scrivere decentemente è leggere come un ossesso e scrivere incessantemente.
se avete altri consigli da aggiungere, fate pure! =)
fonti sparse:
Umberto Eco
Stephen King
Alessandro Baricco
Raymond Carver
Me, myself and I ;)
Ultima aggiunta... quando ti senti sicuro delle regole di cui sopra, ma solo quando te ne senti veramente sicuro, butta tutto a mare e sperimenta. Tantissimi grandi scrittori di questi consigli non se ne fanno un bel niente e scrivono romanzi strepitosi senza usare una virgola, scrivendo periodi infiniti e giocando con sintassi e parole come se fossero tessere di un mosaico da reinventare. ;)
1 - LEGGI TANTO! tutto quello che ti capita sotto mano. Leggere è il solo metodo sicuro per imparare a scriver bene, non ha importanza se quello che leggi ha scarsa qualità. Si impara altrettanto bene dai cattivi scrittori che da quelli bravi.
2 - SCRIVI TANTO! e non farti problemi, inizialmente lascia uscire tutto quello che ti viene in mente, tanto c'è sempre tempo per correggere... il che porta immediatamente al punto successivo.
3 - RILEGGI quello che hai scritto, magari a voce alta. E' il metodo ideale per accorgersi se fai frasi troppo lunghe o senza senso.
4 - LA GRAMMATICA E' TUA AMICA! imparare ad usarla è cosa giusta e buona!
4a - corollario I CONGIUNTIVI SONO TUOI AMICI impara a conoscerli e ad usarli
5 - ATTENZIONE AI CHE! troppe relative ammazzano i paragrafi...
6 - non.... esagerare... coi puntini.... di sospensione.... altrimenti.... si capisce.... che non sai.... dove andare... a parare......
7 - Metti, le virgole, al posto, giusto.
8 - PARLA COME MANGI! far lo spocchioso con la scrittura, scrivere troppo aulico o pretenzioso ti rende solo incomprensibile.
9 - PARLA DI QUELLO CHE CONOSCI! che ti metti a scrivere a fare di scienza nautica se non sai nemmeno nuotare?
10 - per far vivere le emozioni, non basta descriverle! "Ettore era tanto stanco" è poco. "Ettore aveva le ossa rotte, il dolore ai muscoli lo percorreva come una vibrazione elettrica, rendendo difficile ogni movimento" è abbastanza.
11 - Entra nel cuore dell'azione. Perdersi in infinite descrizioni è divertente, ma chi ti legge si addormenta dopo un pò.
12 - SII CONCISO! ci vogliono davvero trenta righe per dire che il personaggio ha fame, ha voglia di andar a casa e gli manca sua moglie? Frasi brevi e chiare, soggetto verbo complemento. Ed i tuoi lettori ti ringrazieranno.
13 - OCCHIO ALL'ORTOGRAFIA! è fastidiosissimo leggere errori grammaticali... ti scoraggia come lettore.
14 - Non andare a capo troppo spesso.
15 - Vai a capo, ogni tanto!
16 - Non usare frasi fatte! sono la dimostrazione che non sai dir la stessa cosa con parole tue.
17 - Se i personaggi si mettono a far di testa loro.. lasciali fare. Non si sa mai che abbiano l'idea giusta.
18 - RILEGGI! l'ho già detto di rileggere?
e poi ce ne sarebbero infiniti altri... ma alla fine il solo modo per imparare a scrivere decentemente è leggere come un ossesso e scrivere incessantemente.
se avete altri consigli da aggiungere, fate pure! =)
fonti sparse:
Umberto Eco
Stephen King
Alessandro Baricco
Raymond Carver
Me, myself and I ;)
Ultima aggiunta... quando ti senti sicuro delle regole di cui sopra, ma solo quando te ne senti veramente sicuro, butta tutto a mare e sperimenta. Tantissimi grandi scrittori di questi consigli non se ne fanno un bel niente e scrivono romanzi strepitosi senza usare una virgola, scrivendo periodi infiniti e giocando con sintassi e parole come se fossero tessere di un mosaico da reinventare. ;)
domenica 13 marzo 2011
Poesia?
Diffido della poesia... Ci sono un sacco di blog poetici, in rete. Basta farsi un giro, cercare randomicamente e se ne trovano centinaia, migliaia, tutti decorati di glitter, con immagini patinate, dal gotico allo chic, di aspiranti poeti e poetesse, scritti in maniera astrusa, come se scrivere poesia significasse mettere insieme parole astruse in frasi complicatissime per esprimere concetti fumosi e credere così di comunicare profondità d'animo. Non mi fido, non mi piacciono. Premetto, non ne capisco un cazzo di poesia, non sono capace di scriverne, e ne leggo pochissima, ma questa fumosità, questi arzigogoli fatti passare per poesia mi fanno solo venire l'orticaria. Mi sembrano scopiazzature senza talento, come tagliare la tela, pensando che se l'ha fatto Fontana ormai lo può fare chiunque.
Ma non è così.
Spesso mi sembrano solo modi per esibire un'anima più grande e colorata e profonda di quanto ci sia effettivamente, parole complicate messe insieme a casaccio, cercando di esprimere, per carità, non lo metto in dubbio, inquietudine e mal di vivere, ma con armi spuntate, con parole che diventano vuota esibizione di mancanza di talento, prive di significato, assurde, quando non tristemente patetiche e ridicole. So di emettere un giudizio durissimo, ma sono stufo.... spesso me ne fanno leggere, visto che i miei blog narrativi attirano anche altri aspiranti scrittori e quando mi trovo a leggere bella prosa non mi riesce difficile entusiasmarmi. Ci sono davvero narratori di razza, in giro per il virtuale, e sono sempre felice di leggerne, ma di poeti in gamba?
..........
Oibò.
distrutte dalla pazzia, affamate, nude isteriche
trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di droga rabbiosa
hipster dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto celeste
con la dinamo stellata nel macchinario della notte,
che in miseria e stracci e occhi infossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua
fredda fluttuando nelle cime delle città, contemplando jazz
che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated
e vedevano angeli Maomettani illuminati barcollanti su tetti di casermette
che si accucciavano in mutande in stanze non sbarbate bruciando denaro nella spazzatura
e ascoltando il Terrore attraverso il muro....
Allen Ginsberg
Ma non è così.
Spesso mi sembrano solo modi per esibire un'anima più grande e colorata e profonda di quanto ci sia effettivamente, parole complicate messe insieme a casaccio, cercando di esprimere, per carità, non lo metto in dubbio, inquietudine e mal di vivere, ma con armi spuntate, con parole che diventano vuota esibizione di mancanza di talento, prive di significato, assurde, quando non tristemente patetiche e ridicole. So di emettere un giudizio durissimo, ma sono stufo.... spesso me ne fanno leggere, visto che i miei blog narrativi attirano anche altri aspiranti scrittori e quando mi trovo a leggere bella prosa non mi riesce difficile entusiasmarmi. Ci sono davvero narratori di razza, in giro per il virtuale, e sono sempre felice di leggerne, ma di poeti in gamba?
..........
Oibò.
Urlo
Ho visto le migliori menti della mia generazionedistrutte dalla pazzia, affamate, nude isteriche
trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di droga rabbiosa
hipster dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto celeste
con la dinamo stellata nel macchinario della notte,
che in miseria e stracci e occhi infossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua
fredda fluttuando nelle cime delle città, contemplando jazz
che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated
e vedevano angeli Maomettani illuminati barcollanti su tetti di casermette
che si accucciavano in mutande in stanze non sbarbate bruciando denaro nella spazzatura
e ascoltando il Terrore attraverso il muro....
Allen Ginsberg
martedì 8 marzo 2011
Libri vecchi e cuori antichi.
Ho un solo cuore da dare... ed è prezioso, non perchè contenga chissà che cosa, ma perchè è il solo che ho. Ed è ormai così pieno di cicatrici che spesso mi chiedo se sia ancora capace di sentire. Ma non l'ho più messo alla prova, da quando ho cicatrizzato l'ultimo strappo, e spesso, quando il tempo volge al cupo ed il cielo riflette il mio umore più nero, sento la cicatrice ancora pungente, sotto il mio petto.
Aspetto, cercando un buon motivo per sperare ancora di poterlo regalare a qualcuna, ma sinceramente ormai sospetto che sia ormai troppo usato anche per regalarlo. Forse, solo un'amante del buon antiquariato potrà ancora apprezzarlo, se avrà voglia e pazienza di togliergli polvere e ragnatele, e saprà maneggiarlo con la delicatezza che si dedica ad un vecchio libro, pieno di storie, ma dalle pagine friabili e ingiallite, scritte in una lingua desueta e con caratteri ostici da decifrare.
Sono diventato una persona difficile, senza più la capacità di ridere di cuore, ricordo come si fa a sorridere, ma spesso spendo i miei sorrisi solo per cose che trovo divertenti solo io... e mi guardo attorno, trovando persone più solitarie e silenziose di me. Osservo il cielo, spesso, chiedendomi se ci sia sotto queste nubi qualcuno che guarda e si chiede dove sono... ma ormai dispero di incontrarla. Immerso nella mia storia, come lei nella sua, forse ci siamo persino già sfiorati e non ci siamo nemmeno guardati negli occhi.
Credo che ormai cupido sia andato in pensione, lasciandoci soli ed abbandonati a noi stessi.
Aspetto, cercando un buon motivo per sperare ancora di poterlo regalare a qualcuna, ma sinceramente ormai sospetto che sia ormai troppo usato anche per regalarlo. Forse, solo un'amante del buon antiquariato potrà ancora apprezzarlo, se avrà voglia e pazienza di togliergli polvere e ragnatele, e saprà maneggiarlo con la delicatezza che si dedica ad un vecchio libro, pieno di storie, ma dalle pagine friabili e ingiallite, scritte in una lingua desueta e con caratteri ostici da decifrare.
Sono diventato una persona difficile, senza più la capacità di ridere di cuore, ricordo come si fa a sorridere, ma spesso spendo i miei sorrisi solo per cose che trovo divertenti solo io... e mi guardo attorno, trovando persone più solitarie e silenziose di me. Osservo il cielo, spesso, chiedendomi se ci sia sotto queste nubi qualcuno che guarda e si chiede dove sono... ma ormai dispero di incontrarla. Immerso nella mia storia, come lei nella sua, forse ci siamo persino già sfiorati e non ci siamo nemmeno guardati negli occhi.
Credo che ormai cupido sia andato in pensione, lasciandoci soli ed abbandonati a noi stessi.
venerdì 4 marzo 2011
Ancora freddo....
Ed un mese infausto da far passare il più rapidamente possibile.
Niente riesce a distrarmi dal solo pensiero che occupa la mia mente, per quanta fatica faccia a cercare punti di fuga. Più che mai avrei ora bisogno di quella che Tolkien giustamente chiamava l'evasione del prigioniero, ma nemmeno viaggiare attraverso la Terra di Mezzo mi solleva l'animo dalla gabbia dove sono costretto a vivere.
La mia testa, una quotidianità che aborro, una scadenza che incombe minacciosa e si avvicina senza uno straccio di certezza fino all'ultimo, maledetto, fottuto, angoscioso momento.
Cerco in tutti i modi che conosco di non sentirmi così inutilmente e inesorabilmente imprigionato, ma non riesco a vedere altro che le sbarre della gabbia, e non il cielo oltre. Eppure so che c'è, lo ricordo... il colore, la luce, sono custoditi nella mia memoria. Non mi resta che stringere i denti, aspettare la fine di questo periodo e vedere di tornare al più presto alla libertà, di qualunque cosa sia fatta.
Maledetto precariato.
Niente riesce a distrarmi dal solo pensiero che occupa la mia mente, per quanta fatica faccia a cercare punti di fuga. Più che mai avrei ora bisogno di quella che Tolkien giustamente chiamava l'evasione del prigioniero, ma nemmeno viaggiare attraverso la Terra di Mezzo mi solleva l'animo dalla gabbia dove sono costretto a vivere.
La mia testa, una quotidianità che aborro, una scadenza che incombe minacciosa e si avvicina senza uno straccio di certezza fino all'ultimo, maledetto, fottuto, angoscioso momento.
Cerco in tutti i modi che conosco di non sentirmi così inutilmente e inesorabilmente imprigionato, ma non riesco a vedere altro che le sbarre della gabbia, e non il cielo oltre. Eppure so che c'è, lo ricordo... il colore, la luce, sono custoditi nella mia memoria. Non mi resta che stringere i denti, aspettare la fine di questo periodo e vedere di tornare al più presto alla libertà, di qualunque cosa sia fatta.
Maledetto precariato.
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