domenica 13 marzo 2011

Poesia?

Diffido della poesia... Ci sono un sacco di blog poetici, in rete. Basta farsi un giro, cercare randomicamente e se ne trovano centinaia, migliaia, tutti decorati di glitter, con immagini patinate, dal gotico allo chic, di aspiranti poeti e poetesse, scritti in maniera astrusa, come se scrivere poesia significasse mettere insieme parole astruse in frasi complicatissime per esprimere concetti fumosi e credere così di comunicare profondità d'animo. Non mi fido, non  mi piacciono. Premetto, non ne capisco un cazzo di poesia, non sono capace di scriverne, e ne leggo pochissima, ma questa fumosità, questi arzigogoli fatti passare per poesia mi fanno solo venire l'orticaria. Mi sembrano scopiazzature senza talento, come tagliare la tela, pensando che se l'ha fatto Fontana ormai lo può fare chiunque.
Ma non è così.
Spesso mi sembrano solo modi per esibire un'anima più grande e colorata e profonda di quanto ci sia effettivamente, parole complicate messe insieme a casaccio, cercando di esprimere, per carità, non lo metto in dubbio, inquietudine e mal di vivere, ma con armi spuntate, con parole che diventano vuota esibizione di mancanza di talento, prive di significato, assurde, quando non tristemente patetiche e ridicole. So di emettere un giudizio durissimo, ma sono stufo.... spesso me ne fanno leggere, visto che i miei blog narrativi attirano anche altri aspiranti scrittori e quando mi trovo a leggere bella prosa non mi riesce difficile entusiasmarmi. Ci sono davvero narratori di razza, in giro per il virtuale, e sono sempre felice di leggerne, ma di poeti in gamba?
..........
Oibò.


Urlo

Ho visto le migliori menti della mia generazione
distrutte dalla pazzia, affamate, nude isteriche
trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di droga rabbiosa
hipster dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto celeste
con la dinamo stellata nel macchinario della notte,
che in miseria e stracci e occhi infossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua
fredda fluttuando nelle cime delle città, contemplando jazz
che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated
e vedevano angeli Maomettani illuminati barcollanti su tetti di casermette
che si accucciavano in mutande in stanze non sbarbate bruciando denaro nella spazzatura
e ascoltando il Terrore attraverso il muro....
Allen Ginsberg

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